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I Monita Privata Societatis Jesu e l’anti-gesuitismo

Il prete polacco Hieronym Zahorowski, ex gesuita e parroco di Godziec, fu l’autore (confesso) dei “Monita Privata Societatis Jesu” contro i gesuiti, scritto che ha avuto talmente tanto successo che il suo effetto si ripercosse in tutta Europa fino a provocare addirittura lo scioglimento dell’ordine gesuita quasi due secoli dopo. L’astio di Zahorowski si manifestò dopo la mancata ammissione al pronunciamento del quarto voto gesuita (la fedeltà al papa "perinde ac cadaver") che gli precluse ogni possibilità di carriera alto-ecclesiastica. Le prime lettere anonime che diffuse accusavano i gesuiti di voler adescare i giovani nobili per impadronirsi dei loro beni, ma fu scoperto ed espulso e proprio quei beni che lui aveva devoluto all’ordine al momento del voto di povertà gli vennero restituiti. Verso il 1612, a Cracovia, Zahorowski scrisse quindi il libello anonimo noto appunto come “Monita Privata Societatis Jesu”, in cui si denunciava la Compagnia di Gesù dedita al complotto universale per impadronirsi del mondo, accusa che trovò terreno fertile negli ambienti contrari alla contro-riforma della Chiesa, che era opera prevalentemente gesuita, ma più che altro nelle viscere delle società segrete massonico-liberali e anti-clericali che a fine settecento incendiarono l’Europa con le rivoluzioni. I Monita si presentavano come le presunte istruzioni segrete che i superiori gesuiti impartivano ai nuovi adepti al fine di insinuarsi nelle corti, circuire le vedove e i giovani nobili per ottenere ricchezza e potere. L’accusa riguardava anche una presunta subdola attività atta ad ottenere posti chiave nella gerarchia ecclesiastica, anche screditando gli altri ordini.


Non è difficile però capire come questo testo possa avere avuto un successo così storicamente rilevante. Approvata nel 1540, la Società di Gesù, dopo solo mezzo secolo di attività, aveva raggiunto una notevole popolarità e una diffusione non solo in Europa, ma anche in India, Cina, Giappone e Paraguay (dove sarebbe pure sorto lo stato gesuitico di “Reducciónes”). Inoltre era riuscita ad ostacolare l’avanzata protestante e a predominare nel campo dell’istruzione, anche delle future classi di dirigenti. L’ordine gesuita era quindi all’epoca quello più attivo, creativo e potente della cristianità e cardine della contro-riforma del Concilio di Trento, portava avanti con determinazione l’obiettivo di creare una società integralmente cristiana attraverso il controllo dell’educazione e delle pratiche devote. Di fatto la maggioranza della scolastica europea era all’epoca monopolio gesuita, ma questa opera di alfabetizzazione ovviamente non era visto come un merito da parte della massoneria, ma al contrario il primo punto prioritario su cui agire per scardinare l’influenza della Chiesa nella società.


Nel 1616 i Monita vennero messi all’indice da s. Roberto Bellarmino, capo del Sant’Uffizio, e Zahorowski fu condannato, ma subito protetto dal principe Zbaraski, forse anche suo ispiratore. Inutile a placare il clamore anche l’ammissione di colpa dello stesso autore prima della sua morte nel 1632, gli venne concesso il perdono papale ma ormai il danno era irreparabile. Nel corso del XVII sec. questo libello venne ristampato più volte e nel secolo successivo venne pure tradotto nelle varie lingue col titolo di “Monita secreta”. In seguito a questa propaganda liberal-massonica l’Ordine venne anche duramente represso anche con massacri soprattutto nei paesi protestanti come l’Inghilterra. Il primo sovrano ad espellerli dal proprio regno fu nel 1762 il marchese de Pombal (1699-1782), cancelliere “illuminato” del Portogallo, seguito pochi mesi dopo dalla Francia. Nel 1767 re Carlo III colse l’occasione della “rivolta dei cappelli” per accusare i gesuiti di essere i promotori dell’insurrezione, per poi arrestarli, espatriarli e confiscare i loro beni. In seguito sempre re Carlo III spinse tutti i rami borbonici regnanti in Europa a seguire il suo esempio e così i gesuiti vennero espulsi da Parma, Napoli e dall’Austria.


Infine Papa Clemente XIV (1769-1774), per soddisfare le richieste dei sovrani europei e dei loro consiglieri ormai tutti illuministi, fu costretto a sciogliere la Compagnia di Gesù il 21 luglio 1773 con il breve “Dominus ac redemptor”. Questo fu il colpo di grazia al sistema immunitario della Chiesa Cattolica contro gli attacchi delle società segrete che a breve conquisteranno tutta l’Europa.


Molti ex gesuiti, in attesa delle revoca del provvedimento papale, migrarono nelle cattoliche Russia e Prussia, gli altri cercarono di continuare la loro missione di difesa della cristianità in segreto. Per esempio gli allievi di Nikolaus Diessbach operarono a Parigi durante la rivoluzione e i Péres de la Foi di padre Picot de Cloriviére continuarono a tramandare i costumi dell’Ordine e lo spirito del fondatore s. Ignazio di Loyola. Quando nel 1814 papa Pio VII ripristinò la Compagnia di Gesù, con la bolla “Sollicitudo Omnius Ecclesiarum”, fu assegnato proprio a Cloriviére il compito di riorganizzarla.


Il mito complottista anti-gesuita comunque sopravvisse e nel XIX sec, all’apice delle rivoluzioni massoniche e dell’anti-clericalismo, venne riproposto anche in forma di romanzo come nel feuilleton “Le Juif errant” di Eugène Sue o nel “Vent’anni dopo” di Dumas, fino ad arrivare intatto fino ai giorni nostri dove spopola tra le varie teorie complottiste che dominano il web, magari ingenuamente spacciato come l'ultimo dei segreti, quando invece è frutto di una propaganda continuativa di almeno tre secoli, arricchita dalla ormai famosa concezione del generale gesuita come "papa nero". I feroci detrattori dei gesuiti comunque non si scoraggino nel vedere questa congregazione ancora attiva dato che recentemente è stata abbondantemente penetrata dalla massoneria per cui deviata a concezioni, sotterfugi e dottrine a lei più consone, ma vedremo in seguito questo particolare aspetto.


by ActualProof (appuntidiviaggio)

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