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Papa Paolo VI tra ecumenismo relativista massonico e occultismo (parte 2)

April 6, 2014

Paolo VI assunse una posizione particolarmente emblematica e ambigua nel sostenere con ben poca convinzione la lotta all’aborto e al divorzio che hanno animato con ampie polemiche la vita politica sotto il suo pontificato. Come già fatto sotto il pontificato di Papa Giovanni XXIII, Montini formò una nuova Commissione per studiare la questione di rilevanza etica civile come quella del controllo delle nascite. Paolo Vi non si schierò apertamente nel dibattito pubblico e passarono anni prima dell’uscita della sua enciclica “Humanae vitae” del 1966, che però non ebbe un grosso impatto sia per la riluttanza del pontefice di porre un bando sui contraccettivi, sia per l’opposizione pubblica degli intellettuali cattolici. Questa enciclica, per gran parte ineccepibilmente ortodossa e incontestabile, come in generale tutti gli scritti di Papa Montini, presenta però anche alcuni riferimenti di dubbia interpretazione. Così come l’iniziale constatazione di logiche eugenetiche su scala mondiale che non vengono per nulla condannate, anzi quasi accettate come comprensibili.

 

<Si tratta anzitutto del rapido sviluppo demografico, per il quale molti manifestano il timore che la popolazione mondiale cresca più rapidamente delle risorse a disposizione, con crescente angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo. Per questo è grande la tentazione delle autorità di opporre a tale pericolo misure radicali. Inoltre, non solo le condizioni di lavoro e di alloggio, ma anche le accresciute esigenze, sia nel campo economico che in quello della educazione della gioventù, rendono spesso oggi difficile il sostentamento conveniente di un numero elevato di figli> [dall'enciclica “Humanae vitae” del 1966].

 

In seguito, nell’esaltare il giusto senso cattolico del matrimonio, Paolo VI si sofferma però in prima istanza su una concezione razionalistica della procreazione, concepita come una severa responsabilità verso la società: <In rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse. In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita>.

 

In questa enciclica, più che nel pubblico dibattito, Paolo VI prende però una chiara posizione di condanna della sterilizzazione diretta e dell’aborto, ma invita alla pratica sessuale dei coniugi tenendo conto dei naturali cicli di infertilità umana (tipo metodo Billings), così da poter controllare comunque le nascite senza incorrere ad atti contrari alla dottrina. L’obiettivo in definitiva non era impedire il controllo delle nascite, inteso come giusto, doveroso e responsabile, quanto trovare un modo che fosse sostenibile dalla Chiesa, finendo così per esaltare l’autocontrollo procreativo anche dal punto di vista spirituale: <ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri>.

 

Per quanto riguardò invece il divorzio Papa Montini non ebbe molte remore, visto anche come aveva trattato la questione della rinuncia al sacramento sacerdotale, introdusse quindi il "divorzio di mutuo soccorso".

 

Alla manifesta demolizione della Chiesa per l’opera di scavo alle sue fondamenta da parte della massoneria, Paolo VI ha reagisto sempre con incredibile passività, per i suoi detrattori evidente testimonianza della sua complicità. La politica del “non-intervento”, unita a quella della già citata “Chiesa del silenzio”, vale di per sé come un’abdicazione del dovere pontificio. Questo il laconico punto di vista di Papa Montini che non lascia spazio ad ulteriori dubbi: <La Chiesa si trova in un’ora di inquisizione, di auto-critica. Si direbbe persino di autodemolizione. Una Chiesa che, quasi quasi, vede colpire se stessa. Tutti si aspettano dal Papa gesti clamorosi e decisivi. Ma il Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, cui preme la sua Chiesa più che a qualunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta>. Paolo VI in pratica confessò il rifiuto di difendere la Fede e il suo ruolo di Vicario di Cristo, oltretutto cercando di far ricadere la colpa di questo suo agire su Gesù Cristo.

 

Per quanto riguarda le concessioni e la liceità degli usi e costumi modernisti da parte di ecclesiali secondo Paolo VI, non si può infine non citare alcune delle innumerevoli testimonianze che vogliono Montini avere svariati rapporti di natura omosessuale, tra cui lo scrittore Robin Bryans che sosteneva che Hugh Montgomery fosse un partner di Paolo VI, l’ambasciatore Roger Peyrefitte che sostenne che Montini, allora arcivescovo di Milano, si recasse in una casa appartata per consumare rapporti con ragazzi, oppure perfino il New York Times che invece puntò il dito contro le frequenti visite dell’attore Paolo Carlini al pontefice. A testimonianza di queste relazioni ci furono ancora l’abbè Goerges de Nantes, lo scrittore Franco Bellegrandi o il card. Pietro Palazzini, che aveva una vera e propria raccolta di documenti a riguardo. Ancora secondo don Luigi Villa: <L’omosessualità di Paolo VI fu strumentale nella svolta paradigmatica che vide l’ascesa del “Collettivo Omosessuale” nella Chiesa Cattolica degli Stati Uniti. Tra questi, vi erano: il Card. Joseph Bernardin, il Card. Terence James Cooke, il Card. John Wright, l’Arcivescovo Rembert George Weakland, il Vescovo James S. Rausch, il Vescovo George Henry Gutfoyle, il Vescovo Francis Mugavero, il Vescovo Joseph Hubert Hart, il Vescovo Howard James Hubbard…>

 

Veniamo infine all'operato di Paolo VI più contestato e che più ha contribuito alle accuse di occultismo a lui rivolte. Il gesto simbolico considerato più grave da parte di Papa Montini è avvenuto il 13 novembre 1964, una anno dopo la sua investitura, quando ha deposto definitivamente sull’altare la Tiara, testimonianza della sovranità papale. E’ stato un atto di estrema valenza simbolica in quanto, come disse anche il Gran Maestro Albert Pike: <gli ispiratori, i filosofi e i casi storici della Rivoluzione Francese avevano giurato di rovesciare la “Corona” e la “Tiara” sulla tomba di Jacques de Molay>.

 

Non pago di questo, dopo la Tiara Paolo VI si tolse anche la Mitra, che è il copricapo simbolo dell’autorità vescovile. Non pago abolì anche il Pastorale (o Vincastro), simbolo dell’autorità pastorale, cioè di rappresentanza della fede. Quest’ultimo in realtà venne sostituito l’8 dicembre 1965 con una particolare ferula papale (o croce piscatoria) terminante però con un crocifisso distorto, caro ai satanisti sin dal 6° secolo, in cui è letteralmente appeso un Cristo scheletrico, agonizzante e prono verso il basso.

 

Il nuovo pastorale è opera di Lello Scorzelli ed è in linea con la corrente occulta del “misticismo della sofferenza”, secondo cui deve essere sottolineato l’aspetto carnale, umano e materialistico della figura di Gesù Cristo, per di più in atteggiamento di rassegnazione alla sconfitta. Questa corrente che vuole seguire una sorta di espressionismo sacro inizia probabilmente con il carmelitano P. Jerome ed ha forse come massimo rappresentante il suo allievo belga Albert Servaes (1883-1966), già artefice dei disegni per le stazioni della “Via Crucis” della Cappella del Monastero di Luithagen, in pieno stile del misticismo della sofferenza.

 

Questo tipo di rappresentazione era già stata ampiamente condannata dalla Chiesa, come per esempio nel lontano 1670, quando Papa Clemente X ha vietato crocifissi realizzati “in forma grossolana e ingenua, in un atteggiamento indecente, con caratteristiche distorte dal dolore che provocano disgusto piuttosto che una pia attenzione” (Cfr. Jacques Maritain, “Discorso ai Journées d’Art Religieux”, 23 febbraio 1924). Nel 1921 il Sant’Uffizio, con l’approvazione di Benedetto XV, ha poi condannato specificatamente il misticismo della sofferenza in quanto considerata contraria alla Fede e alla Tradizione cristiana. Nonostante questo la nuova ferula con crocifisso distorto divenne il simbolo non solo del pontificato di Paolo VI, ma anche dei successivi. Questo ripudio alla condanna dell’arte moderna si estese poi a tutte le forme dell’arte sacra fino ad arrivare all’architettura delle chiese, motivo per cui non è oggi difficile trovare luoghi di culto cattolico più simili a templi massonici.

 

Dopo il suo viaggio in Terra Santa, nel 1964, Paolo VI cominciò ad indossare perfino l’Ephod del Gran Sacerdote (pettorale per la pratica divinatoria degli antichi israeliti) al posto o assieme alla croce pettorale. Regalò infine al buddista birmano U’Thant (allora Segretario ONU) il suo Pastorale e il suo Anello. Quest’ultimo non fu però un improvviso atto di pauperismo dato che a tutti i padri conciliari Paolo VI fece pervenire un nuovo anello d’oro. A questi gesti simbolici seguì anche l’Episcopato, che si privò delle insegne vescovili, segni della loro carica spirituale.

 

Dopotutto non è certo un mistero che la Massoneria stravedeva per Mons. Montini prima ancora che costui diventasse papa e la fiducia era apertamente ricambiata in quanto il futuro Paolo VI disse al massone P. Felis A. Morlion: <Non passerà una generazione e, tra le due società, la pace sarà fatta>. In veste ufficiale di papa invece ricevette una delegazione del Rotary Club il 20 marzo 1965 che riconobbe testualmente come “gruppo para-massonico” e che giudicò di “buona forma”, “buon metodo” e “buoni anche gli scopi”. Nello stesso anno ricevette perfino il capo della P2, Licio Gelli, a cui conferì pure la nomina a Commendatore “Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae”.

 

Michele Sindona, seppur collegato alla Mafia, alla P2 e alla CIA, divenne suo “uomo di fiducia” fin dal 1955, quando era arcivescovo di Milano. Divenuto pontefice Paolo VI affidò a Sindona gli investimenti esteri dello IOR, con i famosi esiti di cronaca. Nel 1971 Paolo VI ricevette in udienza pubblica i membri della B’nai B’rith che chiamò “miei cari amici”. Il massone Carlos Vasquez Rangel ha sostenuto che “Angelo Roncalli e Giovanni Montini furono iniziati, lo stesso giorno, agli augusti misteri della Fratellanza”. Il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, Giordano Gamberini, scrisse l’elogio funebre di Paolo VI su “La Rivista Massonica”: <Per noi è la morte di Chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta – nella storia della Massoneria moderna – che muore il Capo della più grande religione occidentale non in istato di ostilità coi massoni. […] Per la prima volta, nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione>.

 

Lo stesso Giordano Gamberini era stato nominato da Paolo VI nel Comitato direttivo per una “Bibbia Concordata”, anche in qualità di “vescovo della Chiesa Gnostica”. Ancora il Gran Maestro Lino Salvini disse che i “rapporti con il Vaticano sono ottimi”, il conte Léon Poncins riferì che la Massoneria “con Paolo VI aveva vinto”, mentre Marsaudon conclamò che <si può parlare veramente di Rivoluzione, la quale, partita dalle nostre Logge massoniche, s’è estesa magnificamente fin al di sopra della Basilica di S. Pietro>.

 

In definitiva non solo Paolo VI è stato considerato da più parti un vero massone, ma lo furono anche tutti i suoi principali collaboratori: Mons. Pasquale Macchi, suo Segretario personale dal 1967 al 1978; Card. Jean Villot, per lunghi anni Segretario di Stato di Paolo VI; Card. Agostino Casaroli l’uomo a cui affidò la sua Ostpolitik; Card. Ugo Poletti, rappresentante di Paolo nella Diocesi di Roma; Card. Sebastiano Baggio, Prefetto della “Congregazione per i Vescovi”; Card. Joseph Suenens, uno dei grandi elettori di Paolo VI; Mons. Annibale Bugnini, a cui Paolo VI affidò la Riforma Liturgica; Card. Franz Köenig, Arcivescovo di Vienna; Card. Achille Liénart; Mons. Paolo Marcinkus, Presidente dello IOR e legato alla Mafia.

 

A tal proposito il 12 settembre 1978 il settimanale “OP” (Osservatore Politico) di Mino Pecorelli pubblicò un famoso articolo dal titolo: “La Grande Loggia Vaticana”, dove venivano nominati 121 esponenti vaticani come affiliati alla massoneria. Carmine “Mino” Pecorelli venne assassinato da un sicario il 20 marzo 1979. Le indagini associarono i proiettili usati contro di lui con quelli dell’arsenale della banda della Magliana, rinvenuto nei sotterranei del Ministero della Sanità. Il pentito Tommaso Buscetta sostenne che l’omicidio Pecorelli sarebbe stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti.

 

A ulteriore prova della presunta affiliazione massonica di Giovanni Montini sono inoltre considerati dai suoi detrattori, per esempio, un evidente “pentacolo” sul dorso della mano di Paolo VI nel bassorilievo sul portale bronzeo della Basilica di San Pietro (poi sostituito per le ire dei tradizionalisti), un monumento in suo onere sul Sacro Monte di Varese, la pietra tombale di sua madre Giuditta Alghisi (ebrea) che presenta vari simboli massonici come squadra, compasso e triangolo, la croce templare sovrastata dalla fiaccola sul suo pallio, oppure il fatto che sulla tomba dello stesso Paolo VI non vi sia alcun simbolo cristiano, neppure una croce, o ancora il triplice 9 (o 666 capovolto) presente ingiustificatamente nella sua firma.

 

Ad inizio secolo, in ambienti esoterici occulti, giravano pure presunte profezie secondo le quali se ci fosse stato di nuovo un papa che avesse adottato il nome di Paolo, questi sarebbe stato l’anticristo. La potenza simbolica di tale avvenimento sarebbe stata aumentata anche dal fatto che questo papa si chiamasse per giunta proprio Giovanni Battista, a cui è legata la massoneria seppur per valenza puramente simbolica e astrologica. Ma anche Paolo VI in persona contribuì a fornire l’appoggio alle teorie secondo cui Satana si sarebbe insediato in Vaticano, quando il 29 giugno del 1972, nell’omelia di inizio del suo decimo anno di pontificato, affermò di aver sempre avuto la sensazione che “da qualche fessura era entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.

 

Tutto questo è stato condito da tesi ardite e romanzate sostenute negli ambienti ecclesiali più ortodossi, ma anche da personaggi come il citato padre Luigi Villa e padre Malachi Martin, autorevoli membri del clero, per altro due dei pochi a cui fu possibile conoscere il terzo segreto di Fatima. Martin in particolare era convinto (anche se per iscritto ne ha potuto trattare solo in forma romanzata) che nel conclave del 1963 sarebbe invece stato votato il card. Giuseppe Siri, ma su minaccia di persecuzioni di cristiani in tutto il mondo da parte della fazione massonica (collegata a quelle ebraica del B’nai B’rith), venne sostituito con Paolo VI.

 

Inoltre questa storica vittoria della massoneria sarebbe stata celebrata otto giorni dopo da una doppia messa nera celebrata in simultanea e Roma e a Charleston al fine di intronizzare Lucifero nella Cappella Paolina, cuore della cristianità dentro il Palazzo Apostolico. Nel rituale compiuto in South Carolina e officiato dal vescovo Ernst Leo Unterkoefler, sarebbe stata fatta violenza e abuso verso una bambina. Al termine di questa gli alti prelati presenti avrebbero giurato col sangue di dissacrare intenzionalmente e deliberatamente il Sacramento dell’Ordine Sacerdotale, di consegnare la loro anima a Lucifero, di dedicare la loro vita ad erigere la “Chiesa Universale dell’Uomo”, di collaborare con la “Casa dell’Uomo sulla Terra” e di modellare la “Nuova Era dell’Uomo”. Tutto ciò in accordo con l’antico progetto massonico che prevede appunto il passaggio dall’ecumenismo per arrivare ad un vero culto mondiale sinarchico, a cui tutto il pontificato di Paolo VI sarebbe stato dedicato. La Tiara papale sarebbe poi stata offerta a Lucifero con le seguenti parole: <Io ora pongo nelle Tue mani la Triplice Corona di Pietro, secondo la adamantina volontà di Lucifero, cosicché Tu possa regnare qui>.

 

by ActualProof (appuntidiviaggio)

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